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In Purissimo Azzurro

 

 

 

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                                                rivista di letterature & dintorni

                                     fondata e diretta da Maria Di Lorenzo

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"Sovente in queste rive, che, desolate, a bruno veste il flutto, e par che ondeggi, seggo la notte; e su la mesta landa IN PURISSIMO AZZURRO veggo dall'alto fiammeggiar le stelle..." (Giacomo Leopardi)

 

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LA PASSIONE DI CRISTO RACCONTATA DAI “GIULLARI”
 

leonardo maneraSabato 8 marzo nella chiesa di San Girolamo a Cedegolo (Brescia) andrà in scena la Passione di Clermont Ferrand, testo del X secolo, forse la più antica “passio” narrativa d’Europa, nota fi­nora solo fra le elette schiere dei filo­logi, la cui struttura lascia pensare fos­se un racconto giullaresco concepito nella Francia del sud e destinato ai pellegrini in viaggio verso Santiago di Compostela. La domenica precedente (2 marzo) sarà invece rappresentata nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Provaglio d’Iseo (Brescia) Il cattivo ladrone con il «giullare» Leonardo Manera  (nella foto) a dare voce e corpo al testo scritto da Claudio Bernardi, docente di storia del teatro all’Università Cat­tolica. Si tratta di una rilettura della vicenda del ladrone “sbagliato” che culminerà nell’incontro ultraterreno col Cristo, che aprirà anche al “ladrone” Manera la via del­la beatitudine eterna. Crucifixus, il principa­le festival di teatro sacro d’Italia, ha affidato quest’anno ai “giullari” il rac­conto della Passione, morte e resur­rezione di Cristo. In ca­lendario 29 giornate di festival, 24 spettacoli, 64 repliche, oltre 140 arti­sti coinvolti e 25 Comuni nelle pro­vince di Brescia e Bergamo. Non man­cano i grandi nomi: dal jazzista Paolo Fresu che aprirà il festi­val sabato 1 marzo a Pisogne – la sua tromba in dialogo con l’organo di Claudio Astronio – ad Alessandro Pre­ziosi che venerdì 7 marzo a Iseo con Solo il Signore salva darà voce all’attesa messianica dischiusa dal libro di Isaia, fino al dialogo di canto e parole che in Corpo e spirito – lunedì 24 marzo a Cividate Camuno – vedrà la cantante Antonella Ruggiero e l’at­trice Lucilla Giagnoni intrecciare Dante Alighieri e Alda Merini, Etty Hille­sum e Erri De Luca. Da non perdere Passio Mariae, lo spettacolo della compagnia Teatro Buti in scena giovedì 6 marzo nel monastero di San Pietro in Lamosa, a Provaglio d’Iseo. Per informazioni sull’intero calendario del festival e sulle manifestazioni collaterali: 030.3758038; www.crucifixus.com.

 

 

 

 

 

IL DEBUTTO DELLA COMPAGNIA DEI POVERI

 

 
E’ la prima compagnia di teatro stabile in Italia for­mata da poveri, che nasce ad An­cona e debutterà il 1° aprile, allo Sperimenta­le della città, dove sarà messa in sce­na lo spettacolo Il pane dei poveri. Gli attori sono quindici, italiani e immigrati: alcuni hanno superato i loro problemi ma altri sono senza lavoro, senza casa, afflitti da dipendenze e malattie. Molti erano frequen­tatori abituali della Mensa del Povero, alcuni sono stati assi­stiti, negli ultimi due anni, da un’unità mobile di strada, composta da volontari laici e missionari saveriani. Lo spet­tacolo, che è stato scritto, prodotto e musicato direttamente dai prota­gonisti segue due tracce: da un lato, la storia della Mensa del Povero, raccontata dal punto di vista di chi ci va frequentemente, ed il racconto-testimonianza di cinque degli attori, che anche grazie al teatro sono riusciti a com­piere un cammino di «liberazione». La Mensa, un presi­dio caritativo storico di Ancona, compie quest’anno settant’anni e quello di fare u­no spettacolo che la raccon­tasse a tutta la città è sembrato il modo più bel­lo per celebrar­la. Per i compo­nente della compagnia im­pegnarsi per un anno di prove è stata una sfida vinta con se stessi e anche un appuntamento che ha dato senso alla vita. Dopo il debutto la compagnia partirà in tournée in Italia.

 

 

 

 

 

“IL MALINTESO” DI CAMUS

 

il malintesoE’ un testo po­co frequentato dalle nostre scene e lo ripro­pone Pietro Carriglio per lo stabile di Palermo con stile rigoroso e asciutto e la superba interpretazione di Galatea Ranzi e Giuliana Lojodice. Le Malen­tendu (Il malinteso) di Al­bert Camus è un testo aspro e tutto allegorico, può essere visto come la parabola della felicità ne­gata che deve passare attra­verso il delitto più atroce per realizzare il suo desiderio. Suggerito da un vero fatto di cro­naca, risalente al 1943, l’anno più terribile dell’ultima guerra mondiale. Una madre e u­na figlia, proprietarie di una locanda in Boemia, si trovano un giorno, senza sa­perlo, di fronte al rispettivo fi­glio e fratello, tornati in paese con la moglie dopo anni di as­senza. Lo sopprimono. Quando la madre apprende l’identità del figlio lo segue nella morte. Così farà pure la sorel­la. Quasi una tragedia greca, a tinte naturalmente fosche, ma sotto l’apparente nichili­smo, la visione filosofica di Camus nasconde un bisogno prepotente di fede e di felicità in una vita semplice e pura.

 

 

 

 

 

IAIA FORTE SCOPRE TESTORI

 

iaia forte«Testori è un grandissimo autore, troppo poco co­nosciuto in Italia. Per­ché il suo essere cristiano ha provo­cato dei pregiudizi ingiustificati». Parola d Iaia Forte, una delle più gran­di attrici della scena italiana, che si è innamorata a pri­ma vista di questo autore e ha debuttato ai primi di febbraio al Teatro Leopardi di San Ginesio di Ma­cerata on Erodiade, che Testori aveva scritto in origine per Valentina Cortese, la quale però non se la sentì di interpretarlo.  Lo spettacolo sarà in tournée sino al 19 aprile toccando tra l’altro Forlì, Firenze e Milano, ma per portarlo in scena Iaia ha dovuto produrselo da sola. «Ho scoperto Testori interpretando il suo Ambleto con Federico Tiezzi e ne sono rimasta folgorata. Ho scel­to di mettere in scena Erodiade per­ché mi riguarda da vicino. Innanzi­tutto la lingua, così potente e poeti­ca, mi coinvolge come attrice in u­na esperienza più profonda, esi­stenziale. Poi, in un teatro sempre meno autentico, questo testo ripor­ta alla 'necessità' di assistere a qual­cosa che vada oltre lo spettacolo. In­fine c’è la domanda forte sul senso dell’esistenza». E il pubblico sta rispon­dendo molto bene alla sua proposta, segno che non è vero che il pubblico de­sidera le cose di basso livello proposte, e quasi imposte, dalla tv.  “Il teatro non finirà. Il problema sono i teatri con stagioni sempre più im­miserite dalla mancanza di un pro­getto. Credo ancora nella fun­zione etica e civile del teatro”.

 

 

 

“LA RIGENERAZIONE” DI ITALO SVEVO

 

la rigenerazioneA 87 anni l’attore Gianrico Tedeschi non cede al desiderio di meritata pensione, ma anzi torna in teatro con una superba interpretazione, da attore versatile qual è, di un’opera di Svevo sulla smania dell’eterna giovinezza, affiancato dalla brava figlia Sveva (con lui nella foto). Oggi la gente vuole essere giovane a tutti i costi, e questo Svevo l’aveva già ca­pito un secolo fa, scrivendo La rigenerazione, che fu la sua ultima commedia e che in questi giorni è messa in scena per la regia di Antonio Ca­lenda dalla compagnia gori­ziana Artisti Associati as­sieme al Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia. Una commedia bella e pensosa, che racconta la storia di Giovanni, un ultrasettantenne che vuole sottoporsi ad un’operazione per ringiovanire. In realtà lui vorrebbe tornare indietro nel tempo per non com­mettere gli errori del passa­to, liberandosi da un matri­monio soffocante e dal conformismo della sua vita borghese. Una volta recupe­rata l’energia vitale, però non può non tenere conto della moralità e della re­sponsabilità e decide di re­stare al suo posto di pater fa­miliae. Il de­butto ufficiale è stato il 26 febbraio scorso al Teatro Franco Parenti di Milano, e il testo sveviano è ora in tournée da Nord a Sud della nostra penisola. 

 

 

 

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