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In Purissimo Azzurro

 

 

 

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Maria Di Lorenzo

 

LA SERA SI FA SERA

 

Edizioni Tracce

 

di Rosa Elisa Giangoia

 

 

 

Bagheria è diventato un luogo letterario grazie all’omonimo libro di Dacia Maraini, che ha contrapposto alla Bagheria della sua infanzia, devastata dalle vicende della seconda guerra mondiale, ma ancora salva per poco dallo scempio edilizio perpetrato da mani assetate di guadagni, quella del momento in cui la scrittrice in essa ritorna una quindicina di anni fa, per vederla ormai devastata dal disordine edilizio, compromessa dalla crudeltà della mafia, rovinata dalla corruzione politica. Da questa consapevolezza nasce l’attacco coraggioso della Maraini, che leva la sua voce contro il malcostume e la corruzione e fa del suo testo una denuncia civile e politica, ma anche un’occasione di rivisitazione di quel passato di alto livello civile e culturale che questa terra ha avuto. Ma su questo sfondo per la scrittrice emerge determinante il ruolo della donna, in una lunga storia di vessazioni, nella dicotomia tra condizione reale e apparenza, in un mondo in cui le parvenze dell’onore tendevano a sacrificarla, facendo sì che si fingesse sempre di non vedere e si dimenticasse tutto quanto riguardava l’ autentica e reale vita della donna.

Bagheria e la condizione femminile sono ancora protagoniste dell’interessante romanzo di Maria Di Lorenzo, La sera si fa sera (Edizioni Tracce, Pescara 2004), in cui però il luogo assume una ben diversa valenza, personale ed esistenziale. Infatti la protagonista, Adriana, dopo un intervento chirurgico, torna per la convalescenza nella casa della sua infanzia a Bagheria e vive un periodo di recupero memoriale e di revisione critica e sentimentale della sua esistenza.

Quello che ritorna nella sua mente, mentre trascorre le giornate di riposo nella grande casa vuota di voci affacciata sul promontorio di Gibilmanna, da cui si scorgono sul far della sera le luci della baia, è il suo difficile cammino di donna in una terra ancora arcaica, fra mille tabù, violenze e divieti. Un percorso contrassegnato da fatiche, rinunce ed imposizioni, delusioni e malintesi che l’hanno marcata indelebilmente, rendendole difficile il suo esistere anche quando ormai da questo mondo si era allontanata ed era riuscita a costruirsi una vita diversa a Roma.

In questi giorni di silenzio e di solitudine ritornano alla sua mente la treccia profumata di nonna Beata, con cui aveva trascorso i giorni migliori della sua infanzia, tutta compresa nei suoi riti, nelle sue epifanie, nella sua fiducia nella scienza esatta dei sogni, e poi il serpeggiare sottile ed intenso del dolore negli anni della sua adolescenza per l’allontanamento del padre, partito per cercare fortuna e rimasto troppo a lungo lontano, tanto da essere sentito dalla figlia come un traditore sul piano dell’affetto, anche quando ricompare dopo tanti anni, e poi la madre Isolina, percepita sempre lontana, avara d’affetto. Ma il ricordo più bruciante ed intenso è per Fausto, il primo grande amore, un giovane che l’aveva affascinata anche con il proposito di lasciare l’isola e andare lontano per affermarsi come scrittore; ma poi, proprio quando lei si era ritrovata incinta, le era toccata la delusione bruciante dell’abbandono.

Di qui era nata la sua vita successiva, a Roma, dove aveva sposato per opportunità un dirigente del Partito Comunista ed erano nati i figli, il primo, Lorenzo, frutto del suo grande precedente amore, e poi la figlia Caterina. Gli anni si erano snodati nel rapporto sempre problematico di una famiglia nata per un matrimonio infelice, nei difficili “anni di piombo”, vissuti nell’apparente tranquillità borghese di un appartamento romano sfiorato dall’ombra del terrorismo. Ma troppe erano le cose taciute, pesanti i segreti nascosti nell’animo di Adriana, frequenti i dissapori, pesanti i conflitti latenti, impossibili i dialoghi soprattutto con la figlia Caterina, che credendosi non amata dalla madre, aveva scelto di andarsene da casa.

E’ con lei che Adriana nelle lunghe giornate della solitudine a Bagheria cerca di recuperare un rapporto sincero: per questo le serve riconquistare la verità e la chiarezza sulla sua vita, attraverso uno scavo anche doloroso nel suo passato, che le consenta di far emergere tutta la verità del suo vissuto. Il luogo della sua infanzia diventa così il tramite della verità, l’unica cosa che possa far emergere il senso della sua vita e permetterle ora, nell’ingigantirsi dell’ombra della fine, di riannodare i fili di quel rapporto con la figlia, che aveva sempre tanto desiderato, ma che mai era riuscita a realizzare.

Un romanzo intenso, condotto con una scrittura veloce e incisiva, dal ritmo e dall’organizzazione narrativa sicura, in cui il recupero e la descrizione dei luoghi assumono una ben precisa valenza esistenziale di riacquisizione del passato funzionale ad una chiarificazione del vissuto e del presente, anche nella speranza che, nonostante tutto, ci sia ancora un futuro.

 

 

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