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Maria
Di Lorenzo
LA
SERA SI FA SERA
Edizioni Tracce
di
Elio Andriuoli
La nettezza del segno è ciò che subito si
scopre nella scrittura veloce e incisiva di Maria
Di Lorenzo, quale appare specialmente dal suo più recente romanzo La sera si fa sera uscito nelle Edizioni Tracce
di Pescara.
Con sicurezza di ritmo narrativo, la Di
Lorenzo racconta qui la storia di Adriana, una
donna provata da un grande dolore, quello della morte dell’amatissimo
figlio Lorenzo, perito in un incidente d’auto; evento che ha cambiato la
sua vita, incidendo sul suo fisico, oltre che sul suo carattere. Da qui
la malattia e lo scontro con la figlia Caterina, la quale si è sentita
abbandonata dalla madre e perciò le si è
rivoltata contro.
Adriana racconta in prima persona,
scrivendo in un apposito quaderno, la storia
della sua vita, che assume l’aspetto della confessione alla figlia, cui
si rivolge come sua interlocutrice.
Ella inizia col rievocare il tempo mitico della
fanciullezza, che la riconduce a Bagheria ai
giorni dei suoi colloqui con la nonna Beata. Giorni felici quelli,
ai quali seguirono presto i giorni del dolore, causato dalla scomparsa
del padre che, partito per l’America in cerca di lavoro, non aveva dato
più notizie di sé.
Venne poi l’età adulta, col matrimonio e con
la nuova famiglia, che le aveva donato il
benessere, ma non la felicità, a causa dei lutti che l’avevano colpita e
del carattere duro della figlia. I soli giorni belli della vita di Adriana furono quelli dell’amore per Fausto,
conosciuto intorno ai vent’anni e presto
perduto.
Il racconto si sviluppa attraverso lampi
retrospettivi che ricostruiscono brandelli di esistenza,
come quelli del tentato suicidio nel Tevere di Adriana e della morte del
padre, che costituisce una delle pagine maggiormente toccanti del libro.
L’analisi delle proprie esperienze di vita è
fatta da Adriana in maniera sottile e penetrante. La protagonista si
guarda dentro con grande acume, ripercorrendo, attraverso gli episodi salienti il proprio itinerario esistenziale, per
constatarne il fallimento.
La lunga lettera-racconto che ella scrive alla figlia viene così ad assumere il
significato di lezione di vita, che dovrebbe anche abbattere quel muro di
risentimenti sorto tra loro in tanti anni di incomprensioni e di guerra
più o meno aperta.
Questo libro può dunque definirsi come il
racconto dei difficili rapporti tra una madre e una figlia, le
ragioni della cui ostilità vanno a poco a poco chiarendosi; e la storia
del fallimento di Adriana, la quale, dopo aver
perduto Fausto, l’unico uomo da lei veramente amato, ha condotto
un’esistenza grigia e senza prospettive di rinascita.
Anche i rapporti con Guido, il marito, si sono
andati lentamente deteriorando, sino a giungere alla rottura, senza
tuttavia sfociare nell’aperta separazione. C’è infine l’incontro
imprevisto con Fausto, che però non può
restituire loro il passato, né apre la porta del futuro.
Il quaderno di Adriana
si conclude tuttavia non nel segno della rassegnazione e dello sconforto,
ma con un sentimento pacato di raggiunta saggezza, che può
riassumersi in queste parole da lei pronunciate: “Viene
il tempo in cui si misura tutta la precarietà dell’esistenza e si scopre l’essenziale, quel che
conta davvero. E quel che conta è poterci essere ancora.
In ogni modo. E per tutto il tempo che ci verrà
concesso”.
È
in questa accettazione serena del proprio destino
il vero messaggio che Adriana (e con lei l’autrice) ci offre, attraverso
un romanzo che rivela nella Di Lorenzo autentiche doti di narratrice, pienamente padrona dei propri
strumenti espressivi, che le consentono di condurre il suo racconto in
maniera moderna e avvincente.
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