| home | credits | contatti | comunicati stampa |

In Purissimo Azzurro

 

 

 

in purissimo azzurro                               

 

                                                rivista di letterature & dintorni

                                     fondata e diretta da Maria Di Lorenzo

| newsletter | scrivi per noi | amici di elio fiore |

 

"Sovente in queste rive, che, desolate, a bruno veste il flutto, e par che ondeggi, seggo la notte; e su la mesta landa IN PURISSIMO AZZURRO veggo dall'alto fiammeggiar le stelle..." (Giacomo Leopardi)

 

archivio arretrati

 

          

 

archivio tematico

 

 

ruffilli

 

 

Il tempo fulminato

della poesia

 

 

Paolo Ruffilli è nato a Rieti nel 1949, ma è originario di Forlì. Si è laureato in lettere presso l’Università di Bologna. Per più di vent’anni ha collaborato alle pagine culturali de "Il Resto del Carlino" e ad altre testate come “la Repubblica”, “La Stampa”, “il Giornale”, “Il Gazzettino”. Vive a Treviso dal 1972. Fa il consulente editoriale. Ha pubblicato di poesia: La quercia delle gazze (Forum, Forlì, 1972; 2a ed. 1974), Quattro quarti di luna (Forum, Forlì, 1974; 2a ed. 1976), Notizie dalle Esperidi (Forum, Forlì, 1976), Piccola colazione ( Garzanti, Milano, 1987; 3a ed. 1996; American Poetry Prize), Diario di Normandia (Amadeus, Montebelluna, 1990; Premio Montale e Premio Camaiore), Camera oscura (Garzanti, Milano, 1992; 3a ed. 1996), Nuvole (con foto di F. Roiter; Vianello Libri, Ponzano, 1995; 2° ed. 1998), La gioia e il lutto (Marsilio, Venezia, 2001; 3a ed. 2002; Prix Européen), Le stanze del cielo (Marsilio, Venezia, 2008). Di narrativa: Preparativi per la partenza (Marsilio, Venezia, 2003; Premio delle Donne). Di saggistica: Vita di Ippolito Nievo (Camunia, Milano, 1991), Vita amori e meraviglie del signor Carlo Goldoni (Camunia, Milano, 1993); oltre a numerose curatele di classici italiani e inglesi, per Garzanti, Mondatori, Rizzoli. Ha tradotto: K. Gibran, Il Profeta (San Paolo, Cinisello Balsamo, 1989; 10a ed. 2002), R. Tagore, Gitanjali (San Paolo, Cinisello Balsamo, 1993), La Musa Celeste: un secolo di poesia inglese da Shakespeare a Milton (San Paolo, Cinisello Balsamo, 1999). I suoi libri sono stati tradotti in inglese, catalano, spagnolo, francese, tedesco, olandese, svedese, rumeno, sloveno. Il suo sito web è www.paoloruffilli.it

 

 

 

   i versi del poeta

 

 

 

da Piccola colazione

 

Padre potente

arbitrio comando

signore che prende

che regge le fila

che muove e sostiene

dominio e licenza.

Padre che è assente

Sole lontano

ignoto mestiere

enigma che incalza

diverso e straniero

limite termine fine.

Padre splendente

pensato e sognato

tenuto soltanto per mano

guerriero tornato

per poco disposto a restare

giocare parlare una volta

babbo papà.

 

 

 

da Camera oscura

 

(Io, di sei anni,

credo. Distratto, ma

non troppo, dal gioco

al tavolino con i

tasselli dell’alfabetario.

Nonostante lo stato

precario della sedia,

immerso lì lo stesso

a combinare incroci

sul quadrante)

 

 

La parola, per me,

veniva da distante.

Un a priori, quasi,

l’avvertivo. Un eccitante.

In un processo in

qualche modo inverso.

Nel darle per riscontro

una realtà che invece,

più toccata e presa, più

sfuggiva inconsistente

ai cinque sensi.

 

Con l’effetto di essere

lanciata contro un corpo

pronunciato e, nel suo

dirlo, di colpo riafferrato.

 

 

 

da Diario di Normandia

 

 

La punta della scogliera

è una balena nera,

e soffio d’acqua

è il faro.

Bloccati in un eterno

avvio da terra

verso il mare aperto

anche se appare, a tratti,

la schiuma dei frangenti,

come una scia

segnata dal natante

sul turchino.

 

 

(Controlli, indugi,

attese a non finire

prima di spiccare

- anche se pare, a

poco a poco, sempre

più improbabile -

finalmente il salto.)

 

 

È il taglio progressivo

delle presenze care o note,

il conto che comincia

a non tornare. Il margine

sempre più sottile,

man mano che si fanno

falle e vuoti tra file.)

 

 

(Non qualunque

e come sia.

L’ordito, eletto

e costruito,

l’infinito ridotto

a una misura, per

orgoglio, magari

per paura

limato e stretto

disteso dentro

al letto

dell’enciclopedia.)

 

 

© Paolo Ruffilli [Tutti i diritti riservati - All rights reserved]

 

Giudizi critici

 

 

Sappiamo da Blanchot che lo spazio della scrittura è spazio di morte. E Ruffilli può essere preso come caso singolo e singolare del modo in cui la lettera poetica sempre si dimostra lettera della trafittura, dopo essere stata per un attimo più o meno prolungato lettera della luminosità. Nel riscontro che la sua poesia crea con le foto che ne sono il punto di partenza, ma in qualche modo già anche il punto di arrivo. In una atemporalità perplessa e allucinata che è quella della Fotografia, la cui evidenza conta non dal punto di vista della nostalgia-piacere, ma del suggello amore-morte che vi si è stampato sopra. Non è frequente trovare effetti così inquietanti in un contesto apparentemente disteso e in aria di altrettanta leggerezza. La forza di questa poesia è nell’angosciare il lettore, incantandolo.

ROLAND BARTHES

 

La poesia di Paolo Ruffilli è un luogo di energie in transito, di spiriti in fuga. La sua voce smuove aloni gravitazionali, pulviscoli di esperienze o riflessi di ipotesi con la stessa amabile scioltezza di un antico intarsiatore di fili di lana e di seta. Del tutto ingannevole è la semplicità della sua lingua, benché non certo falso sia il suo radicamento nella quotidianità. Benché molto, come poeta, abbia appreso da Caproni, Ruffilli è refrattario a ogni deriva nichilista. Ma tutta e solo di Ruffilli è la qualità esatta e inappariscente, neo-fiamminga, della scrittura: lenta, silenziosa nevicata di parole che scendono sulla pagina per dare una forma bianca, una forma senza forma, ai nostri sogni e ai nostri sospiri.

PAOLO LAGAZZI

 

Presso l’editore Forum, è uscito un prezioso libretto: Notizie dalle Esperidi, di un giovane poeta che desidero segnalare per il suo indubbio talento, Paolo Ruffilli. Il modo di questo giovane poeta mi è piaciuto: l’aver egli scelto la via della sottrazione, del togliere e del ridurre, per esprimere le cose del mondo e della vita. L’importanza dell’ellissi e dell’omissione, nella poesia moderna, è nota; per noi, poi, c’è l’insegnamento precocissimo di Giacomo Leopardi, maestro nell’indicare servendosi del vuoto. E, certo, Ruffilli ha fatto sua la lezione di Leopardi; in più, disegnandosi un suo percorso sghembo rispetto ai poeti del nostro Novecento. All’insegna del non dire, proprio per esprimere di più. Credo di non essere lontano dal vero nel dire che, per il futuro, Paolo Ruffilli ci riserverà qualche piacevole sorpresa.

EUGENIO MONTALE

 

Un discreto conoscitore della poesia italiana di questo secolo non tarderà a riconoscere nei versi di Ruffilli la continuità di una nobile tradizione, fatta di povertà raffinata, di musica contratta, sino al limite estremo dell’udibilità, che ha il suo riferimento più alto nella poesia di Giorgio Caproni; e penserà, allora, a certe tangenze anche tematiche fra il romanzo famigliare presente nella Camera oscura e l’indimenticabile romanzo di Annina nel Seme del piangere. Ma altrettanto facile, e certo doveroso, sarà avvertire come Ruffilli operi sulla sua materia verbale e sentimentale con una sorta di tenacia e impassibilità "scientifica" che non è di Caproni e rispetto alla quale la fissità propria dell’immagine fotografica costituisce, insieme, un "movente" e un correlativo formale.

GIOVANNI RABONI

 

Leggendo le poesie di Paolo Ruffilli, mi è sempre sembrato di cogliervi, al fondo, la lezione di Ungaretti. Con questo voglio dire che mi è stato subito chiaro, fin dall’inizio (da quelle prime poesie apparentemente stilizzate), il tipo di coincidenza che mi portava a leggerle con adesione: la "parola trovata", appunto, e, insieme, "la zona del concreto, dell’immediatamente identificabile", come l’ha bene definita Giovanni Giudici nella presentazione del poemetto di Ruffilli, Prodotti notevoli, sull’ "Almanacco dello Specchio" mondadoriano n.9. E proprio questo incontro della parola trovata e dell’immediato concreto, che è la cifra della poesia di Ruffilli, è il senso vorrei dire attestato in evidenza dalla serie del Diario di Normandia.

VITTORIO SERENI

 

 

 

Oltre l’abbaglio dell’evidenza - Intervista a Paolo Ruffilli

A cura di Roberto Taioli

“La gioia e il lutto”, metafora della vita moderna

di Luigi De Rosa

 

 

iscriviti alla newsletter

 

          

 

 

 

 

 

scrivi per noiSei un poeta oppure un aspirante scrittore? Hai una poesia o un racconto nel cassetto? Questa è la casa delle tue parole, o meglio il “retrobottega” delle tue invenzioni letterarie. Manda il tuo scritto alla redazione che lo valuterà per un’ eventuale pubblicazione nella nostra rivista. Sarà il tuo trampolino di lancio verso il fantastico mondo delle lettere!

 

 

 

 

 

E’ on line

il nuovo numero di

In Purissimo Azzurro

 

Vai al sommario

in homepage

 

 

 

 

 

 

 

            

 

scrivi alla nostra redazione

"Ora è notte. Oltre la finestra a croce, IN PURISSIMO AZZURRO, oltre un fantastico candido lenzuolo, teso ai fili eterni della Storia implacabile, scorgo, ed è silenzio, ferma la stella e le mura incrollabili di Gerusalemme d'oro..." (Elio Fiore)

  

| tutela privacy | sostienici | siti amici | publiweb |

Copyright © 2007-2008 In Purissimo Azzurro

All rights reserved