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In Purissimo Azzurro

 

 

 

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alessandro parronchi  

In "Quaderno in ombra"

poesie inedite

di Alessandro Parronchi

 

Lo sguardo puntato
al cuore della materia

 

di PAOLA BAIONI

 

 

Quaderno in ombra è il titolo che la curatrice Giovanna Ioli ha scelto per il libro di versi postumo di Alessandro Parronchi.

Il termine "quaderno" è caro a Parronchi, anche se, in questo caso, non risponde pienamente alla concezione che il poeta aveva dei suoi "Quaderni". Nelle Note a Le poesie (edizioni Polistampa, 2000) si legge infatti: "La mia produzione poetica si numera in "Quaderni". Quando un certo numero di quaderni raggiunge consistente unità nasce un libro". In ombra perché si tratta di poesie scritte in un arco temporale molto ampio e recuperate in un faldone che conteneva diverse cartelle (spaziano dal 1927 al 2006, fino a quando la malattia lo ha immobilizzato).

Scrive la Ioli nell'introduzione che la "ragione "storica" di questo "quaderno", (...) fu casuale, una montaliana "occasione", perché molte composizioni che ora lo formano saltarono fuori nel corso di una lunga intervista per la rivista trentina "Comunicare, letterature lingue" (...) durante la quale lo aiutai a riordinare il faldone conservato nell'ombra del suo studio per scegliere alcuni testi inediti che gli tornavano in mente durante i nostri colloqui.

Apparve subito evidente che non si trattava di testi dimenticati ma posti a riposo per una nuova revisione d'autore meditata nel tempo o, più semplicemente, non ancora sufficienti a fondersi intorno ai nuclei portanti della sua opera. Alcuni di essi erano conservati autografi e dattiloscritti in diverse stesure successive, altri ancora riflettevano occasioni che avevano generato temi e toni inaspettati. Fu quando gli dissi che sembravano un vero e proprio "quaderno in ombra" che il suo sguardo s'illuminò".

Il libro avrebbe dovuto uscire per il novantaduesimo compleanno del poeta (26 dicembre 2006), ma a causa delle sue sempre più precarie condizioni di salute fu allora impossibile e sarà in libreria alla fine di questo mese di febbraio. Parronchi (scomparso il 6 gennaio 2007), va da sé, non fece in tempo a mettere mani a questo testo, che si presenta diviso in IV sezioni, senza titolo, numerate con cifre romane.

Il volumetto accosta poesie di tematiche molto diverse e scritte in momenti parecchio distanti fra loro, così come sono state ritrovate nel faldone: accanto a una poesia del 1927 (Festa dell'uva 1927) se ne trova un'altra del 1984 (Maratona d'estate), vi sono testi di temperie ermetica (come Il viaggio, 1944) e poi, a seguire, altri degli anni Novanta e pure risalenti a poco prima della morte, come la poesia A colei che guida, dedicata alla moglie Nara. Non manca, purtroppo, qualche svista nella nota dell'autore - in realtà solo spiegata dal poeta, ma rimessa insieme dalla Ioli, per cause di forza maggiore già esposte sopra - indica il sonetto per Vittorio Pagano a pagina 55 anziché 71, oltre al fatto che è saltato lo stacco tra la prima e la seconda terzina.

Le poesie, pur essendo state scritte in un arco temporale molto ampio, sono tutte degne di ottenere udienza presso l'odierno lettore. Si legge in filigrana la "capacità dell'autore di vedere la bellezza delle cose tenendo conto della perspectiva di cui fu maestro" - sostiene, a ragione, la Ioli.

In questo Quaderno in ombra si trovano tutti gli elementi che hanno caratterizzato la poesia di Parronchi: il valore della comunicazione della parola poetica e l'aderenza alla realtà, più volte da lui ribadita nei suoi scritti (cfr, per esempio, la prefazione di Diadema, Mondadori): "fin da principio mi sono sforzato di scrivere in modo esattamente comprensibile". "Sempre più la dimensione giusta della scrittura, sia in versi che in prosa, mi è sembrata quella che più strettamente aderisse alla realtà. (...) Il vero - scrivevo in anni già avanzati - mi pare ancora l'unica possibile scelta. E così mi son convinto che dovesse essere".

Altro snodo fondamentale è costituito dalla concezione della circolarità del tempo, della diacronicità - che emerge da questi versi - che spezza la linearità. Di qui, se si conosce bene il poeta, non è difficile intuire il compito della poesia che per lui è stato quello di dar voce al "bisogno insopprimibile / che tutto si ripeta", di dare un senso a tutte le cose e - più in generale - alla storia. Parronchi ha rifiutato una divisione in due fasi della sua poesia - ermetica e post-ermetica - ma ha preferito, a buon motivo, parlare di evoluzione, inaugurata con la raccolta Coraggio di vivere.

In questo testo postumo più volte il poeta fa riferimento alla luna, elemento che, come egli stesso sosteneva, era una preferenza anteposta alla luce del sole: "Non si può prescindere dalla luce lunare, anche se per metà del tempo si sottrae, per poi rispuntare fuori. (...) La luna è un legame con la tradizione: non potrei mai fare a meno della luce lunare" (cfr Ritrovando un'immagine smarrita. Parronchi inedito tra disegni e poesie con una testimonianza di Silvio Ramat, a cura di Umberto Morbidelli, Società Editrice Fiorentina, 2004).

Le tematiche che si riscontrano nel Quaderno in ombra spaziano dal tempo compresente ("è come in un momento vivere / tutta la vita") all'attimo fuggente ("non è più il tempo lento di rincorrere (...) I giorni si rincorrono") che il poeta avrebbe voluto fermare ("ferma il tempo in un tuo gesto ineffabile / che dura, forse, l'attimo / che il tuo corpo nel suo snodo sospende"), rendendosi conto che la sua vita terrena lentamente volgeva al termine: "O frammenti rimasti a me di vita / a cui è tanto difficile afferrarsi / quante volte cogliendola nel buio / svegliatomi che già era fuggita / l'occasione che subito vapora / avrei potuto essere vivo ancora".

Molte sono le poesie dedicate alla moglie Nara, alla sua bellezza, al profondo amore che li ha uniti, come si evince da questi versi scritti per lei nel 1954, prima del matrimonio: "Tu / eri la grazia, eri la parola, / eri la pioggia sul / suo terreno riarsi, / eri amore sul mio cammino apparso".

L'amore che lega un uomo e una donna, se è autentico, come quello che ha legato Sandro e Nara, è un sentimento che non si esaurisce, anzi cresce, anche quando i segni del tempo intaccano l'aspetto fisico: "Ora il tuo volto un altro / ma quasi più celeste / s'è fatto appena velato di rughe (...) E la tua giovinezza che dilegua / nel gelo dell'inverno è un rifiorire / a un tratto al soffio della primavera / e le girano intorno come petali / di neve al suo tepore. / Ora so dirti, amore: / tutto quanto si spense risfavilla / tutto quanto hai perduto m'innamora / gocciole di rugiada / dell'alba son le lacrime di allora".

Non mancano versi dedicati agli amici Pereyra, Rosai, Marcucci e Bellintani, oltre a quelli scritti in occasione del primo Natale dopo la perdita dell'amata madre: "Oggi è il giorno della nascita di Cristo / che passiamo senza te la prima volta (...) un delirio / felice senza fine ricongiungersi".

Come scrive Giovanna Ioli nell'introduzione per la particolare capacità di Parronchi "di vedere nel cuore della materia, (...) ha lasciato che il mondo riaffiorasse come da una sorgente inesauribile, ben oltre la frontiera temporale di un'opera".

Il poeta fiorentino, insomma, non ha mai ceduto al disincanto. Mi pare che si possa cogliere l'essenza della sua poesia e della sua vita in questi due versi: "Consólati. O piuttosto spazza, annulla, / fai il vuoto nel tuo cuore", che significa, perdona i torti subiti, accetta quello che la vita ti dà e soprattutto accetta la volontà divina. Questa è stata sempre la filosofia di vita di Sandro Parronchi e il soffio della sua poesia.

 

      © L'Osservatore Romano - 21 febbraio 2008

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