| home | credits | contatti | comunicati stampa |

In Purissimo Azzurro

 

 

 

in purissimo azzurro                               

 

                                                rivista di letterature & dintorni

                                     fondata e diretta da Maria Di Lorenzo

| newsletter | scrivi per noi | amici di elio fiore |

 

"Sovente in queste rive, che, desolate, a bruno veste il flutto, e par che ondeggi, seggo la notte; e su la mesta landa IN PURISSIMO AZZURRO veggo dall'alto fiammeggiar le stelle..." (Giacomo Leopardi)

archivio arretrati

 

          

 

archivio tematico

 

 

“Il canto dell’upupa” di Roberto Mistretta

a

copertinaNel raggio di tenebra

 

una voce contro

 

l’orrore dei nostri inferni

 

quotidiani

 

 

di MARIA DI LORENZO

 

 

 

Difficile parlare di una trama poliziesca senza svelarla e, svelandola, farle perdere inevitabilmente il suo alone di fascino e di novità agli occhi dei futuri lettori, ma questo romanzo di Roberto Mistretta, Il canto dell’upupa, appena pubblicato da Cairo Editore, è un libro assolutamente da leggere. Innanzitutto per due motivi: Mistretta scrive magnificamente e le sue storie, che per comodità si possono definire noir ma sono molto di più, soverchiano di molte spanne i libri che affollano i banconi delle nostre luccicanti librerie metropolitane.

 

Il protagonista de Il canto dell’upupa è un maresciallo dei Carabinieri, Saverio Bonanno, un uomo tutto sommato normale, se si può usare questa parola senza apparentarla a un insulto. Bonanno non è un superuomo, al contrario ha pregi e difetti, come ogni uomo su questa terra. Ha un passato da dimenticare, uno scacco sentimentale che ancora gli artiglia il cuore, e nella piccola città di Villabosco deve dipanare una matassa sempre più ingarbugliata e maleodorante.

 

Come in quel gioco enigmistico dove bisogna unire tutti i puntini sulla carta per avere alla fine la figura misteriosa, il maresciallo troverà al termine della storia l’oscuro bandolo della matassa investigativa ma la scoperta per lui non sarà affatto indolore. Sarà come mettere i piedi dentro un orrendo verminaio e svelare quella faccia sempre nascosta della luna dove prospera il sopruso più infame, l’oltraggio alle creature più deboli e indifese.  

 

Roberto Mistretta racconta una storia di abusi sessuali ma lo fa senza compiacimenti e senza finti moralismi, per questo la sua denuncia è ancora più efficace. Lo scrittore di Mussomeli (l’immaginaria Villabosco del romanzo) padroneggia una materia incandescente a cui imprime un ritmo narrativo scorrevole e coinvolgente, apparentemente semplice ma in realtà sorvegliatissimo, dove pietas e indignatio si fronteggiano a chiasmo sorrette da una lingua duttile, estremamente aderente alle cose e al tempo stesso ricca di vibrazioni interiori, in cui le parole sanno ferire, spesso, come coltelli affilati e, a volte, addolcire le pene segrete del cuore come carezze leggere passate furtivamente sul viso. In ogni caso, il lettore è sempre coinvolto al massimo nella trama raccontata e non può mollare il libro finchè non è arrivato, con un groppo alla gola, alla parola fine.  

 

Il canto dell’upupa è un libro a più voci, in cui tutti i personaggi, non soltanto il protagonista, sono disegnati con grande maestria e finezza narrativa, una polifonia di voci e di volti, di persone che non restano sulla carta ma che si muovono e vivono incredibilmente di vita propria. In nessuna parte del romanzo, infatti, si avverte la “mano” dello scrittore ed è come se il racconto si dipanasse da sé: qui sta il grande pregio del romanziere siciliano ed è poi, come sappiamo, anche il contrassegno più autentico di ogni scrittore “vero”.

 

Mistretta ha impiegato più di dieci anni per uscire dalle “catacombe” delle nostre patrie lettere – dove sono relegati quegli scrittori dotati solo del pedigree del proprio talento personale – ma di lui, a differenza di tanti altri, sono certa che sentiremo parlare a lungo.

 

 

[Copyright © Maria Di Lorenzo – In Purissimo Azzurro. All rights reserved]

 

 

“Forse gli angeli somigliano alle persone

ed è per questo che non si fanno riconoscere…”

 

Un assaggio de Il canto dell’upupa di Roberto Mistretta

 

 

[Copyright © Roberto Mistretta - All rights reserved]

 

 

Sciuri sciuriddu nicu nicu

non è pumu e non è ficu.

Sciuri sciuriddu dunci dunci

tocca tocca e nun ti punci.

 

Dove sei? Dove sei? Perché non mi rispondi? Ti ho fatto qualcosa? Sei arrabbiato con me? Stanotte sono andato sulla terrazza. Ho portato il telescopio per cercarti, ma tu non c’eri. Ho anche inciampato nella scala di legno, quella piccola di papà, che non lo so perché la tiene lì accanto alla camera mia, è vecchia e scrostata, e non si chiude più…

Ce l’hai con me?

Sai, stanotte ho chiesto anche a Gesù di aiutarmi. L’ho pregato di trasformarmi in farfalla per volare lontano o anche in rondine. Ma Lui non mi ascoltava. Era voltato dall’altra parte. Io chiamavo ma non mi sentiva. Allora ho gridato, Lui si è girato, l’ho guardato dritto negli immensi occhi blu. Piangeva. Proprio come me. E allora ho urlato davvero. La mamma è corsa al mio letto. Non ero diventato rondine. E nemmeno farfalla. Gesù non mi vuole bene. E forse neanche tu. E io sono un bambino cattivo.

 

Sciuri sciuriddu crisci crisci

tira tira e nun finisci.

Sciuri sciuriddu ranni ranni

joca joca e nun fa danni.

 

La mamma mi ha ripetuto che ogni bambino ha il suo angelo custode che lo protegge, ma gli angeli sono invisibili, il buon Gesù non ce li fa vedere perché ci piacerebbe diventare come loro. Mamma ha ragione. Io non ti ho mai visto, ma mi piacerebbe diventare un angelo. Mamma me lo ripete ogni mattina, prima di andare a lavorare, quando mi accompagna a scuola: sei il mio angelo piccolo mio. E anche la sera quando rientra, mi bacia e ripete che sono il suo angioletto. Poi si sdraia sul divano, mi ruba il telecomando e aspetta che papà serva la cena. Mamma ascolta telegiornali, dice che bisogna essere informati. La mamma è in gamba. Le voglio tanto bene, vorrei dirle di te che non mi ascolti, ma neanche lei mi può ascoltare.

Papà lavora la mattina e a volte il pomeriggio giochiamo con il trenino rosso e nero. Papà mi ha comprato dei giornalini di indiani e cow-boy. Mi piace leggere, papà ha comperato altri giornaletti. Tanti altri. Una volta ha portato i giornali con quelle signore tutte nude con le mammelle grosse e i signori pelosi, nudi pure loro. Mi raccomando: è un segreto tra noi maschi. Se lo dici alla mamma la farai piangere e lei ti chiuderà in collegio.

Ora ti insegno una canzone ha detto prendendomi la mano.

 

Sciuri sciuriddu nicu nicu

non è pumu e non è ficu.

Sciuri sciuriddu dunci dunci

tocca tocca e nun ti punci.

 

Allora ho chiuso gli occhi e ho pensato: il mio angelo custode adesso compare e mi porta via.

 

Sciuri sciuriddu crisci crisci

tira tira e nun finisci.

Sciuri sciuriddu ranni ranni

joca joca e nun fa danni.

 

Ma tu non sei venuto e la mia mano era calda e sporca.

 

Quando, dopo le prove della recita, Michele non si era fatto più vedere, Vanessa era andata a cercarlo, la porticina era chiusa dal di dentro e ora se ne stava lì accucciata davanti al buco vestita da Madonna. Era rossa in faccia e sudaticcia. Con quei veli si sentiva strozzare, e morire di caldo.

Michele quel giorno appena arrivato, l’aveva chiamata da parte, si era frugato nelle tasche e aveva tirato fuori una barretta di cioccolato piena di nocciole, di quelle barrette che si trovano sotto l’albero a Natale o nella calza della Befana se ti sei comportato veramente bene durante l’anno. Era triste e parlava poco. Vanessa aveva mangiato la cioccolata, senza parlare. Poi la maestra li aveva chiamati e erano cominciate le prove. - Bravi, siete bravi, - diceva sempre la signorina. - Vanessa, sei una Madonna bellissima e bravissima, e tu, Michele, come angelo ci sai proprio fare. Muovi le ali, muovi le ali, - e lui le muoveva.

Poi il sole era andato via e i primi genitori si erano presentati a prendersi i figli. Vanessa aveva trafficato con l’ultimo telo dei tre veli del vestito da Madonna, e quando finalmente era riuscita a liberarsi, si era voltata in cerca di Michele e non lo aveva visto più.

La maestra era impegnata con la mamma di Paolo Vaccaro, suo marito, Giuseppe, il papà di Gesù. Un bambino secco come un’acciuga con il naso aguzzo e due dentoni in fuori, che quando alla ricreazione li piantava nella focaccia sembravano due zanne di tricheco. Aveva preso sul serio la recita, la amava molto e la madre si lamentava che a casa non faceva più i compiti, lui che era tanto bravo, e se ne stava sempre inginocchiato accanto al bambolotto di sua sorella, zitto e fermo per tutto il giorno.

Vanessa si guardò intorno e quando davanti alla porta dell’aula non ci fu più nessuno, uscì piano piano tenendosi un lembo del vestito, come aveva visto fare in uno sceneggiato tivù a un’attrice un po’ grassoccia vestita da dama.

Michele era nel buco, ci aveva visto giusto. Non si era accorto di lei. Continuava a cantare Sciuri sciuriddu e a parlare con un signore misterioso. Non si capiva niente, solo che era tristissimo, ma parlava, parlava

 

L’amico di papà si chiama Giovanni. Non è uno zio vero perché io di zii non ne ho. E’ un signore alto e magro, con pochi capelli e i denti storti. Mi ha dato il regalo e mi ha accarezzato il mento, un po’ piano e un po’ forte. Puzzava molto di capra e di fumo.

Papà ha detto ecco il mio ometto, un amore di bimbo dolce come lo zucchero e tenero come una caramella. Da mangiare in un boccone.

- Ho la partita all’oratorio - ho detto - i miei amici mi stanno aspettando. Anche padre Ernesto mi aspetta.

Niente partita Michelino, oggi giochi con noi. Abbiamo comprato una vaschetta di gelato da Tony, me lo ha servito Menica che ti piace tanto e ti saluta. Sai che facciamo? Ce lo mangiamo senza la paletta. Tu imbocchi lo zio e io imbocco te. E’ un gioco.

Ho sentito gridare nella mia testa, un battito di ali volava lontano, per terra c’erano piume bianche e sulle piume cadeva la pioggia dagli occhi e le piume son cresciute e sono diventate bocche nere che mangiavano lo zio e papà, e dalle bocche venivano fuori tanti vermi che li coprivano. Vermi biancastri e allora ho capito cosa c’era dentro papà e dentro lo zio Giovanni.

Poi è tutto finito. Così com’era cominciato. Ma so che ricomincerà ancora e ancora e ancora ma ora so con chi parlare. Ho un amico vero. L’ho conosciuto l’altro giorno a scuola, quando è venuto a sistemare delle lampadine che non funzionavano. E’ tanto buono, non come papà e zio Giovanni.

Forse gli angeli somigliano alle persone ed è per questo che non si fanno riconoscere. Forse è lui il mio angelo. L’ho capito da come mi ha difeso dal bidello, quello grosso pelato e cattivo che mi voleva prendere a ceffoni perché scivolavo nel corridoio lucido.

Ha detto che se solo si azzardava a toccarmi gli staccava il braccio e chiamava i carabinieri e lo faceva arrestare. Il bidello se ne è andato livido, somigliava a Calimero tanto era nero. Il signore mi ha dato la mano e si è presentato, ha detto di chiamarsi Mansueto e fa l’elettricista.

 

 

Scrivi il tuo commento:

redazione [at] inpurissimoazzurro.org

 

 

 

“Sono un uomo che attraversa

la propria vita scrivendo”

Lo scrittore Roberto Mistretta

si racconta a Salvo Zappulla

 

 

Visita il sito di Roberto Mistretta

 

 

 

 

iscriviti alla newsletter

 

          

 

 

 

 

 

scrivi per noiSei un poeta oppure un aspirante scrittore? Hai una poesia o un racconto nel cassetto? Questa è la casa delle tue parole, o meglio il “retrobottega” delle tue invenzioni letterarie. Manda il tuo scritto alla redazione che lo valuterà per un’ eventuale pubblicazione nella nostra rivista. Sarà il tuo trampolino di lancio verso il fantastico mondo delle lettere!

 

 

 

 

 

E’ on line

il nuovo numero di

In Purissimo Azzurro

 

Vai al sommario

in homepage

 

 

 

 

 

 

 

           

 

scrivi alla nostra redazione

"Ora è notte. Oltre la finestra a croce, IN PURISSIMO AZZURRO, oltre un fantastico candido lenzuolo, teso ai fili eterni della Storia implacabile, scorgo, ed è silenzio, ferma la stella e le mura incrollabili di Gerusalemme d'oro..." (Elio Fiore)

  

| tutela privacy | sostienici | siti amici | publiweb |

Copyright © 2007-2008 In Purissimo Azzurro

All rights reserved