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In Purissimo Azzurro

 

 

 

in purissimo azzurro                               

 

                                                rivista di letterature & dintorni

                                     fondata e diretta da Maria Di Lorenzo

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"Sovente in queste rive, che, desolate, a bruno veste il flutto, e par che ondeggi, seggo la notte; e su la mesta landa IN PURISSIMO AZZURRO veggo dall'alto fiammeggiar le stelle..." (Giacomo Leopardi)

 

 

 

 

Ciao pa'

 

 

 

 

 

      EDITORIALE

      Il passaggio di Maria Di Lorenzo

 

      LA PAROLA INTERIORE

      Rowan Williams, La dodicesima notte

      a cura di Elio Andriuoli

                   

      FEMMINILE SINGOLARE

      Un racconto di vetro soffiato per svelare

      il “mistero” di Teresa di Lisieux

      a cura di Davide Bersani

 

      CORPO UNDICI

      Chesterton, l’ortodossia del buonumore

      Festival Letterario Lib[e]ri: un incontro con

      le scrittrici Giulia Alberico ed Emma Pomilio

      Letterature - Festival Internazionale di Roma

      Festival Mondiale del Teatro di Mosca

      A cura di Claudia De Bernardi

 

      VOCI DI SCENA

      Può morire un Dio? Fede e tormento nelle

      ultime prove teatrali di Elena Bono

      a cura di Liliana Porro Andriuoli

 

      RACCONTO D’AUTORE

      Centodiciassette di Laura Badaracchi     

 

      LE MUSE SUL MOUSE

      A Palermo in mostra i grandi maestri spagnoli

      Carlo Levi e Roma: il respiro della città

      Maestri senesi dal Lindenau Museum

      di Altenburg a Siena

     Il ’400 a Roma. La rinascita delle arti

     A cura di Anna Laura Mellini

 

      SPAZIO FRANCO

      La chiamata improvvisa di Miryam

      Un colloquio con il poeta Elio Fiore

      a cura di Maria Di Lorenzo

 

      CELLULOIDE

      Gomorra”, i soldi come rumore di fondo

      di Luca Pellegrini

 

      CORSI & CONCORSI

      Concorso Nazionale Legalità “U pizzinu”

      Concorso d’Arte Italian Wave

      Premio Città di Montieri

      Premio letterario Giuseppe Dessì

      Premio Città di Sortino

      a cura di Pier Vittorio Vallati

 

      PENTAGRAMMA

      Un’opera su Giobbe per l’uomo moderno

      nel nuovo album di Zbigniew Preisner

      di Andrea Pedrinelli

 

      SCAFFALE ALTO

      “Gli invisibili”, un’antologia alla ricerca

      dei poeti dimenticati di Marco Testi

 

      PAGINE DIGITALI

      Letteratitudine di Massimo Maugeri

      Un luogo d’incontro per chi ama la scrittura

 

 

 

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…Com’è perfetto il cielo

quando non si può avere

questa terra:

come appare ospitale allora

il volto del nostro antico

vicino, Dio.

 

Emily Dickinson

 

 

editoriale

 

 

 

Il passaggio

Maria Di Lorenzo

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Ci sono degli uomini che sembrano passare silenziosi sulla terra e scivolare inavvertitamente nell’oblio il giorno in cui reclinano il capo, come la corolla sul gambo di un fiore, a una brezza sconosciuta e maligna. Non ne parla la tv, non ne parlano i giornali, qualcuno si ricorderà di loro un giorno? Eppure essi non vennero inutilmente, il loro passaggio sulla terra non fu vano.

Così è stato per un medico missionario di soli trent’anni che si chiamava Lido Rossi e che morì un caldo giorno d’estate di cinquanta anni fa, in Africa. Appena due anni prima era arrivato nella Missione di Stegi, un piccolo ospedale dello Swaziland, dopo una lunga ed avventurosa traversata sulla motonave Africa che lo aveva portato verso il continente nero. Verso il suo destino, la sua vocazione di stare sempre accanto ai poveri, di curare gli ammalati, che in Africa sono i più poveri dei poveri.

Non era solo in quella traversata. Accanto a sé aveva la giovane moglie Elena, sposata appena quattro mesi prima, con cui era partito dal porto di Venezia, alla vigilia della grande festa dell’Immacolata Concezione, in una giornata fredda e brumosa di dicembre del 1956.

Lido Rossi era nato nel 1928 a Rosignano, in provincia di Livorno, da una famiglia modesta. Il padre era un operaio della Solvay. Rimasto presto orfano, egli che era l’unico figlio fu avviato con grandi sacrifici agli studi dalla mamma Leda, una donna semplice ma di grande fede.

Dotato di una natura fortemente sensibile, Lido visse un’adolescenza piuttosto malinconica e solitaria, duramente segnata dall’assenza del padre. Aveva una spiccata predisposizione per la letteratura, ma all’università scelse la facoltà di medicina. Voleva essere un medico, e in particolare un medico missionario.

Lido era un ragazzo esuberante, gli piaceva nuotare e fare lunghe camminate all’aria aperta. Iscritto alla FUCI, nel circolo universitario aveva intravisto una ragazza di nome Elena Falleni di cui si era innamorato. “Tutt’e due – scriveva - amiamo la poesia della vita”. E così il 2 gennaio del 1953 si fidanzarono, per sposarsi tre anni dopo, conseguita la laurea in medicina e assolto l’obbligo di leva. Elena era laureata in lettere e insegnava con grande passione, ma soprattutto comprendeva alla perfezione i sogni e i desideri che si agitavano nel suo cuore, “l’unica – come diceva lui - che legge il Braille delle mie cieche malinconie”.

Il neodottore Lido Rossi aveva una preparazione scientifica di primo ordine, era capace e intelligente, tanto che gli avevano suggerito di optare per la carriera universitaria, ma lui non era diventato un medico per salire sulla cattedra. Al contrario, lui voleva scendere, per poter servire i fratelli bisognosi e sofferenti. “Fin da quando mi iscrissi a medicina – aveva confidato a un amico - , ebbi sempre in mente di essere medico missionario”.

Nel febbraio del 1956 Lido scrive una lettera al CUAMM (Collegio Universitario Aspiranti e Medici Missionari), nato in seno alla diocesi di Padova nel 1950 per accogliere e preparare studenti di medicina italiani ed esteri desiderosi di spendersi per le popolazioni in via di sviluppo. Proprio in quei giorni era giunta al CUAMM la richiesta di un medico per l’ospedale missionario di Stegi, nell’Africa del sud. Così il giovane dottore livornese e la sua giovane sposa erano partiti per lo Swaziland, dove li attendeva una casetta tutta bianca nei pressi dell’ospedale della missione e due anni scarsi di intenso e gioioso servizio con i fratelli poveri dell’Africa nera: “una cosa bella come un sogno – la definiva Lido - basta avere fede e coraggio”.

“Non è bisogno di avventura – spiegava lui nelle lettere agli amici - , ma bisogno di fare del bene in una maniera difficile…”. E ancora: “Io, ogni giorno che passa, mi sento sempre più docile alla volontà di Dio e sento la pace nell’anima perché questa è la mia strada”.

In Africa, d’accordo con la moglie Elena, ci sarebbe rimasto tutta la vita, ma evidentemente i disegni di Dio erano diversi. Nell’estate del 1958 cominciò ad avvertire una “stanchezza tremenda”, ma non se ne curò.  Una nefrite maligna, fulminea e senza scampo, lo conduceva alla morte il 16 agosto 1958.

Una vita di eroismo, la sua? Sì, certo, eppure una vita straordinariamente normale. Che può insegnarci qualcosa, che può parlarci ancora. Ci sono degli uomini che non passano invano sulla terra.

 

 

 

"Ora è notte. Oltre la finestra a croce, IN PURISSIMO AZZURRO, oltre un fantastico candido lenzuolo, teso ai fili eterni della Storia implacabile, scorgo, ed è silenzio, ferma la stella e le mura incrollabili di Gerusalemme d'oro..." (Elio Fiore)

  

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