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Reagire al declino
MARCO GUZZI
L'ultimo rapporto
del Censis non dà certo un'immagine incoraggiante della società italiana,
descrivendola come una sorta di poltiglia di massa, di mucillagine
informe, fatta di desideri primitivi di sopravvivenza e di terrori
diffusi. Una società depressa
in cui il 74% delle persone si sente povera, e 8 uomini e donne su 10 non
ripongono più alcuna fiducia nelle possibilità della politica di
migliorare le cose.
Non dovevamo certo
aspettare gli analisti del Censis né i giornalisti del New York Times, che descrivono
l'Italia come una sorta di Repubblica di Venezia in costante e irreversibile declino, per
renderci conto delle tristi condizioni del nostro paese, e specialmente
delle sue culture dominanti, da tempo incapaci di libertà creativa.
Siamo un paese in
cui il vero poeta è Benigni, il vero pensatore è Celentano, e il vero
politico è Beppe Grillo.
Quindi siamo un paese tutto da ridere.
Un paese in cui
per far passare anche solo un grammo di verità la devi dire tra una
battutaccia oscena e una sgomitata da osteria, schioccando la lingua e
facendo l'occhietto al potente di turno che potrebbe prendersela...
In questo scenario
per molti aspetti desolante i ricercatori del Censis salvano solo
l'azione capillare di moltissime minoranze
vitali che in ogni ambito della società stanno portando avanti
ricerche originali e tentativi di rilancio, dando vita a risposte nuove
per problemi inediti.
E certamente si
sente qui e lì una nuova vitalità germogliare al di sotto degli assetti
dominanti della cultura e della informazione, si avverte un nuovo desiderio di associarsi, di
esprimersi, al di fuori dei canali abituali, sempre più bloccati nelle
ferree logiche del potere, nell'intrico bizantino degli scambi e delle
censure.
Anche l'universo
multiforme di Internet riproduce e alimenta questo dinamismo culturale e sociale che viene dal basso e non
chiede più il permesso a nessuno per esistere e diffondersi.
Il problema
all'ordine del giorno mi sembra però quello di creare forme di
aggregazione e di nuova visibilità per questi filoni altri-menti
innovativi.
Anche il lavoro
dei gruppi "Darsi pace",
che portiamo avanti da circa nove anni, può interpretarsi come l'umile ma
tenace ricerca di una minoranza che tenta di riaffrontare le grandi
questioni del senso della vita libera-mente, e di incamminarsi
verso una profonda guarigione interiore, capace di alimentare nuove
iniziative anche pubbliche.
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