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In Purissimo Azzurro

 

 

 

in purissimo azzurro                                

 

                                                rivista di letterature & dintorni

                                     fondata e diretta da Maria Di Lorenzo

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"Sovente in queste rive, che, desolate, a bruno veste il flutto, e par che ondeggi, seggo la notte; e su la mesta landa IN PURISSIMO AZZURRO veggo dall'alto fiammeggiar le stelle..." (Giacomo Leopardi)

 

 

 

 

 

L’Editore con la Direzione

e tutti i Collaboratori

della rivista In Purissimo Azzurro

augurano di cuore

ai propri amici lettori

un felice Santo Natale

e un Nuovo Anno

che sia ricco e gioia , di pace

e serenità per tutti.

In Purissimo Azzurro tornerà

on line con un nuovo numero

il 2 gennaio 2008.

 

 

 

        EDITORIALE

        Il fiore della gratitudine

        di Maria Di Lorenzo

 

        SCAFFALE ALTO

        “L’isola che trema” di Gianni Bonina

        di Alessandro Puglia

        Poeti cristiani del Novecento”

        a cura di Pasquale Maffeo

        di Liliana Porro Andriuoli

 

        CORPO UNDICI

        Un disco e un libro di versi: il ritorno

        di Roberto Vecchioni (Maria Di Lorenzo)

        Marc Chagall: Le anime morte –

        I sette peccati capitali – La Bibbia

        (Anna Laura Mellini)

        A Roma torna “Più libri più liberi”

        (Giorgia Simone)

        Una nuova rivista di arte e filosofia:

        Thauma (Claudia De Bernardi)

        Il volto dei volti, Cristo (Paolo Gasparini)

        Il mio sguardo sulla natura. Personale

        di Isabella Bai (Anna Laura Mellini)

        Nasce l’Associazione “Darsi pace –

        Movimento Culturale” (Davide Bersani)

        Ipsos dixit: gli italiani sono un popolo

        di non lettori (Giorgia Simone)

                 

        ACCADDE DOMANI

        1997-2007. Un ricordo del poeta Giulio

        Palumbo (a cura di Salvatore Di Marco,

        Elio Andriuoli, Maria Di Lorenzo)

 

        A PIEDI NUDI NEL VERSO

        Tre poesie di Giulio Palumbo

       

        SPAZIO FRANCO

        La scrittura, un viaggio verso un paese

        ignoto. Intervista a Maria Di Lorenzo

        di Davide Bersani

 

        IL RETROBOTTEGA DELLE PAROLE

        Scheggia di cuore di Stefano Caranfa

 

        CORSI & CONCORSI

        Seminario Tondelli 2007

        Laboratori di scrittura e lettura a Roma

        Concorso Hermosura

        Memorial Romano Gamberini

        Mecane, premio per la drammaturgia

 

        PAGINE DIGITALI

        Le novità del Borgo Librario

       

       

 

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Sei un poeta oppure un aspirante scrittore? Hai una poesia o un racconto nel cassetto? Questa è la casa delle tue parole, o meglio il “retrobottega” delle tue invenzioni letterarie. Manda il tuo scritto alla redazione che lo valuterà per un’ eventuale pubblicazione nella nostra rivista. Sarà il tuo trampolino di lancio verso il fantastico mondo delle lettere!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Il fiore della gratitudine

MARIA DI LORENZO

Per molti anni aveva girato il mondo alla ricerca di qualche risposta ai suoi affannosi 'perché?'. Aveva perso i genitori da piccolo e aveva dovuto arrangiarsi per vivere, subendo ogni sorta di privazioni. La vita, tra imprevisti, delusioni e accidenti di ogni tipo, non gli aveva mai sorriso veramente.

Adesso, arrabbiato e stanco, stava per abbandonarsi definitivamente allo sconforto, ma, prima di mollare la presa, decise di fare un ultimo viaggio per il mondo. Preparata alla buona una sacca con cibo e vestiti, s'incamminò alla ricerca delle sue risposte.

Dopo qualche tempo, in una notte molto fredda, arrivò in un piccolo villaggio, poche tende di pastori, qualche fuoco e molte stelle. Entrò in una di queste tende e vicino al fuoco vide addormentata una vecchia.

Stava per svegliarla e domandarle ospitalità, quando una mano gli sfiorò la spalla. Voltandosi all’improvviso, si trovò davanti un giovane: era un guerriero che a voce bassa, ma con tono imperioso, gli disse: “Per la notte copriti con questa!”, e gli porse una coperta morbidissima, di lana pettinata, ricamata con colori accesi. Nemmeno il tempo di ringraziare, ed era già sparito.

La luce debole dell'alba lo svegliò che era ancora sotto le coperte, e presto si sentì invadere come una piena dal peso dei suoi perché e dei suoi dubbi antichi. La vecchia rientrava proprio allora nella tenda con una brocca fumante di latte di capra e qualche focaccia. Gli disse: “Figlio mio, smettila di tormentarti per nulla”.

“La mia sofferenza e le mie disgrazie sono un nulla?' rispose lui alquanto perplesso e rattristato. “Figliolo - riprese la donna – ti dico di smetterla di tormentarti. Quello che ti ha tenuto in caldo durante la notte infatti è proprio la risposta che tu cerchi”.

Lui non capiva. Che cos'era questa cosa che lo aveva tenuto caldo per tutta la notte ed era pure la risposta ai suoi perché? Sfiorando il bordo della coperta, la morbida carezza della lana si trasformò in una certezza: “La coperta. La coperta mi ha tenuto caldo questa notte! Ma... che senso ha tutto questo?”, si chiese.

La vecchia, allora, appoggiata la brocca e le focacce per terra, si chinò fino a sedersi accanto al suo giaciglio. “Vedi, figliolo - disse mostrandogli un lato della coperta – che cosa vedi?”. “Dei colori bellissimi – rispose lui - , e dei disegni ancor più belli ricamati con una perfezione mai vista”.

“Adesso guarda dall'altro lato: che cosa vedi?”. “Oh – fece lui - vedo il tipico aggrovigliarsi dei fili del ricamo, colori sovrapposti, confusione, nodi curati sì ma sempre nodi, e tagli di filo e colori, intrecci imprevisti, senza senso, disegni incomprensibili e brutti, molto brutti da vedere”.

“Ecco, figlio mio, la vita: la tua esistenza è precisamente così. Tu sei adesso sotto il ricamo della vita, e puoi vedere questa bella coperta solo da sotto: è questa la condizione umana. Ma per te, su di te e dentro di te, in ogni istante, si ricamano disegni e sfumature straordinarie. Stanno dall'altro lato, ed è meglio così, perché tu non potresti sostenerne la vista e al tempo stesso rimanere vivo”.

Questo spiega anche perché il fiore della gratitudine ha un profumo che pochi nella vita conoscono, e non sanno riconoscere tra mille fragranze effimere del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

"Ora è notte. Oltre la finestra a croce, IN PURISSIMO AZZURRO, oltre un fantastico candido lenzuolo, teso ai fili eterni della Storia implacabile, scorgo, ed è silenzio, ferma la stella e le mura incrollabili di Gerusalemme d'oro..." (Elio Fiore)

  

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