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In Purissimo Azzurro

 

 

 

in purissimo azzurro                               

 

                                                rivista di letterature & dintorni

                                     fondata e diretta da Maria Di Lorenzo

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"Sovente in queste rive, che, desolate, a bruno veste il flutto, e par che ondeggi, seggo la notte; e su la mesta landa IN PURISSIMO AZZURRO veggo dall'alto fiammeggiar le stelle..." (Giacomo Leopardi)

 

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serafino di cesare

 

 

 

 

 

 

 

Nella mano

e per la mano

un silenzio enorme ogni cosa tiene.

 

Cosa accadde?

E di chi è quel silenzio?

 

                 ***

 

Il latrato dei ricordi,

una cariatide.

 

Non manca nulla ad un paese muto.

Quanto basta

ce l’ha.

 

Un paese fra due valli innevate

potrà dirvi del mondo stando in silenzio.

 

Un gruppo di cipressi,

sembrano messi lì per caso.

 

Nell’assenza di rumori

un fosco brusio

assale.

 

                 ***

 

Mira:

la Majella inguantata di neve

il Gran Sasso come un sauro al sole.

 

Stanno zitti.

 

In assoluta calma

uno dopo l’altro

i silenzi

colmeranno l’aria

invadendola come musica in una chiesa.

 

                 ***

 

In questo gelo di novembre

un oliveto semina strane idee.

Soffiate

si disgregano.

 

Ma io faccio in tempo a vederle

e questo è il muto gioco del tempo.

 

Il non poter discutere,

un nostro privilegio…

 

E’ un abisso,

non voluto

non cercato.

 

Ingannevole neo

si trasforma ben presto

in una voragine

che si sfama di idee.

 

In qualche modo

salvarle per

additarle ad uno specchio.

Alla fine.

 

                 ***

 

Un refe espirato

così lentamente…

 

Laggiù

un cono di fumo capovolto

si alza compatto.

 

Non vedo l’uomo.

Il cono scompare nell’aria ferrosa

in un torpido dissolversi privo di suoni,

sparso da una fredda mano

nel tramontano verso.

 

                 ***

 

Il sole inghiotte la luce

e dal fondo della valle

s’alza il buio.

 

Stretti al biancore

dell’estrema Majella

gli occhi sfiancati

centellinano i secondi.

 

Questa conca

è come una gigantesca pupilla

che sta per essere battuta

da una lenta palpebra di vento.

 

                 ***

 

E gocciola velluto dai rami scheletrici.

Eppure muta

c’è vita nel freddo.

 

Scivolano le parole

nel fondo vitreo dei sensi

addormentati da anni.

 

Con le sembianze d’un frate

l’antico procedere del silenzio

s’interroga come un uomo.

 

                 ***

 

Tra gli odori del freddo

nella quieta maestà del crepuscolo,

lontani

scintillano piccoli borghi.

 

Gettato qua e là nella conca innevata

il vociare delle cose che s’aggirava confuso:

un cane randagio preso a calci

negli scheletrici fianchi ansanti.

 

Nuda come pioggia

una musica si posa sui vetri.

Negli occhi disperati

il silenzio dorme sotto la coltre dei sensi.

 

                 ***

 

Ci vorrebbe una schiera di angeli

ci vorrebbe un Natale…

 

Un pensiero avventato

dal pulpito del mondo

si precipita nella forra.

 

Ecco un manipolo di anime alate

discendere dal pietoso Appennino immacolato.

 

Sussurrano in dialetto

pregano e pensano nel più cupo dialetto.

In quel dialetto che non lascia respiro

e non ammette repliche,

vissero.

 

Gli spiriti celesti hanno freddo,

per adesso

quaggiù

non si vedranno.

 

La notte

affila il requiem prima del tempo

e le anime girano su se stesse e in girotondo.

 

                 ***

 

Trascinando lunghi giorni di luce

sfolgorante e volubile

Marzo tornerà

a comodo del mondo.

 

Per ora

vagano i giorni

come bimbi infagottati

e l’essenza

sembra racchiusa nei pollici

                           di muschio

che sbucano timidi

da vecchie mura abbandonate.

 

                 ***

 

Profondità cosmica

silenzio siderale

immobilità ciclopica.

 

Nella valle dell’anima,

in quell’angusto cortile,

si vede.

 

 

 

 

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redazione [at] inpurissimoazzurro.org

 

 

 

 

SERAFINO DI CESARE

 

E’ nato a Vittorito (AQ) il 1° ottobre 1964. Nel 2000, tramite l’archivio storico-fotografico di Vittorito, ha pubblicato una raccolta di poesie: Moti D’Animo (a cura dell’università popolare di Roma). Ha partecipato a vari premi di poesia, fra cui: Senigallia 2005, Salò 2005, David 2005, Ibiskos 2006. Ha una coppia di pastori abruzzesi (cani bianchi da pecora) che sono la sua passione e ama ascoltare la musica classica (Mozart in particolare). I suoi interessi culturali sono la lettura di classici (da Gogol a Tolstoj, a Silone, D’Annunzio, Deledda, Pasolini, ecc.), la poesia russa (Cvetaeva, Achmatova) e i libri della prima e della seconda guerra mondiale. Ama anche leggere gli scritti in vernacolo dell’amico e conterraneo Pietro Civitareale e ha scoperto di recente la poesia di Lorenzo Calogero. E’ la voce di un esordiente, la sua, ma già molto matura nel dettato espressivo, che converrà tenere d’occhio per l’avvenire.  

 

 

 

 

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