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Facce
in posa
Marco Guzzi
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In questi giorni
girando per le nostre città siamo tutti colpiti da miriadi di facce che spuntano da ogni angolo ammiccanti e sorridenti. Sono i
candidati alle prossime elezioni.
Mentre viaggio
sconcertato tra queste facce mi chiedo che cosa vogliano esprimere:
vorrebbero forse rassicurarci? Vorrebbero mostrarci come sono seri o
spigliati o accattivanti?
Come può l’agone
politico essersi ridotto a questa fiera delle vanità, a questa vetrina di facce
in posa?
C’è qualcosa di osceno in tanta voglia di farsi vedere e nella
convinzione che questa esposizione
imbarazzante del proprio volto possa sedurre qualcuno al voto.
Mi pare che questo
progressivo impoverimento esibizionistico della politica derivi da uno scollamento crescente tra la vita
delle persone e la rappresentazione dominante del mondo.
In altri termini ciò
che viene imposto come l’ordine del giorno di
cui occuparci è sempre più scisso
dai processi reali della nostra esistenza, dai nostri corpi
palpitanti e dalle nostre anime sofferenti. Per cui la competizione politica si riduce ad una gara tra
(poco) diversi e comunque poco entusiasmanti
spettacoli, teatrini, messe in scena, campagne pubblicitarie.
Questo fenomeno sociale
si chiama alienazione.
La cultura dominante,
di cui la politica è una espressione, consolida
questa alienazione crescente dell’essere umano, questa separazione disastrosa tra
esperienza interiore e linguaggi sociali.
L’alienazione mentale è
giunta a tali livelli che ormai non è più
nemmeno un tema di attualità. Siamo
talmente alienati da non
accorgercene più, da non avere più neppure la forza di dircelo. Forse proprio per questo stato estremo e pericolosissimo può
iniziare qualcos’altro.
Possiamo tornare a
chiederci in che modo cercare una nuova
integrità.
Possiamo tornare a
cercare un’azione (e quindi anche un lavoro o una prassi sociale) che non
ci alieni, ma che ci aiuti a trovare e ad esprimere noi stessi.
Possiamo tornare a
interrogarci, dopo Marx e dopo Freud, e
magari recuperando le grandi tradizioni spirituali della terra, sulla
radice profondissima dell’alienazione umana e sulle concrete vie per
uscirne.
Solo seguendo queste
direttrici culturali nuova-mente creative, anche la politica ritroverà la propria dignità, la propria funzione di progettare umanità sempre più
libere e sempre più unificate.
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